Audrey conosce Micheal




Di fronte a le lei, seduto comodamente in una poltrona di pelle bianca, con un bicchiere semivuoto nella mano destra,  il braccio disteso lungo il bracciolo e la camicia azzurrina aperta sul petto, c'era lui, l'uomo del bacio, che la fissava con uno sguardo tagliente, velato d'ironia, come se si stesse godendo lo spettacolo.
«Chi l'ha fatta entrare?», farfugliò ancora troppo sconvolta per pensare, con gli occhi sgranati per lo stupore e fissi su quell'uomo insolente, che la osservava tranquillo e terribilmente divertito.
«Ben tornata!», la salutò in inglese.
Audrey tacque, mentre lui si alzava, appoggiava il bicchiere sul tavolino vicino e si avvicinava a passi lenti.
«Sembri spaventata», osservò con un sorrisetto ironico. «Non immagini chi sono?», le labbra si schiusero, rivelando una dentatura perfetta.
Audrey arretrò ancora, con il cuore che le martellava nel petto.
«Mia cara, mi stupisci», tornò al suo liquore, per poi spiegarle: «Ti sembra credibile che ti abbia pedinato dal locale e mi sia intrufolato di soppiatto in casa, abbia superato le telecamere ed il sistema di allarme, al solo scopo di sedurti?». Sollevò un sopracciglio. «Per quanto tentatrice, non vali tanto sforzo».
La voce era bassa e profonda, come ricordava. All'improvviso tutto cominciò a chiarirsi nella sua mente.
Possibile che fosse lui? Si era ripromessa più volte di cercarlo sul web, ma poi non lo aveva fatto, presa da altri pensieri molto più allettanti di un cinquantenne, amico di suo padre.
«Merda!», esclamò.
«Cominci a capire», sorrise l'uomo infilando le mani nelle tasche dei pantaloni e fermandosi a pochi passi da lei.
«Desideri rimanere impalata lì tutta la notte, oppure preferisci salutare come si deve il tuo ospite?».
«Non toccarmi». 
Gli voltò le spalle e corse in direzione delle scale, con il fermo proposito di fare le valigie e lasciare la casa alle prime ore del mattino.
Suo padre si sarebbe infuriato, ma alla fine se ne sarebbe fatto una ragione. Lei si era comportata da sciocca, ma lui si era approfittato della situazione, ben sapendo chi era.
Non aveva ancora superato i primi gradini, quando due braccia forti le cinsero la vita. Sentì la sua pelle aderire alla camicia di seta di lui che gli copriva il torace muscoloso e, come era accaduto prima, ad un tratto tutto divenne confuso. Girò su se stessa, ritrovandosi a fissare quel volto, ad inspirare il suo profumo e ad attendere con ansia che le loro labbra si sfiorassero, per poi schiudersi e riprendere da dove si erano lasciati al centro della pista, ma la consapevolezza di chi era l'uomo che la stringeva tra le braccia questa volta ebbe la meglio. Si scostò a fatica.
«Mio padre non approverebbe», riuscì a dirgli con il fiato corto, sentendo la mano di lui all'altezza delle sue orecchie.
«E tu ti preoccupi di quello che pensa tuo padre?», sorrise sornione, afferrandola per un polso. «Antonio Sanni non vede l'ora di rifilarti a qualcuno che si prenda cura di te e se è ricco tanto meglio! ... E io, modestamente, me la passo piuttosto bene».
«Mi lasci andare», gli intimò, affondandogli le unghie nella carne del braccio.
Micheal le afferrò rapido la mano, costringendola ad avvicinarsi nuovamente.
«Ti ricordo che sei stata tu a cercarmi», si chinò a baciarle furtivo le labbra.
«Per un ballo», precisò indispettita, girando il viso. Poi cambiò registro, abbassando il capo. «Ho sbagliato», ammise, scostandosi leggermente, per ridurre il potere che quell'uomo esercitava su lei. Più lontano riusciva a stargli meglio era. «Sono stata una sciocca. L'ho provocata per il semplice gusto di farlo, per rispettare uno stupido impegno preso con le mie amiche. Comunque sono sicura che un uomo come lei non può divertirsi a prendere una donna contro la sua volontà». 
La risata di lui la smontò.
«Non ho alcuna intenzione di saltarti addosso», disse lasciandola per tornare alla sua poltrona. La fissava terribilmente divertito. «Saresti con le gambe all'aria prima che scocchi la mezzanotte, se solo lo volessi».

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